O
Nascondo invano sotto la mia carne
Il patire del mio spirito,
Esso si lacera in se stesso
chiedendo infuriato una via di fuga.
La pulsione del folle desiderio lacera
le carni, che divorerebbero se stesse
pur di sfiorarti di nuovo.
Non cesso mai di pensare al vuoto
che solo risiede nel mio petto
rimbombante.
L’assenza riporta alla mente
il divenire del passato senza fine.
Dove risiede l’eternità del tuo sguardo?
Tosto pretende di annullarmi nell’incontro
poi distruggermi nella presenza della assenza.
Chiari scorgo nelle mie mani i segni del tempo.
che maestro d’inganni mi farà vedere
di nuovo il sole.
Domus Baglivi. 2008
venerdì 5 giugno 2009
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