Α
Canto il seme della gioia,
Canto lo spirito di ventura, che sobrio sgorga
dalle mie vene infiammate.
Vedo il cuore tenebroso della notte,
scorgo il trepidante vessillo della luce.
E mai ci fu lirica più soave del lento innalzarsi
del cuore all’altezza dei tuoi occhi.
Immagino le ferme gambe sollevate dal cielo e
innalzate ad altare
Ricordo il tuo profumo dalle nuvole inondate da
santo desiderio
E mai ci fu istante più soave dell’intraducibile
sfiorare delle tue dita.
L’amore sacro si confà all’assoluzione il profano è
fratello della vita
E Dio mi perdoni se io non vivrò entrambi
tra i tuoi dolci seni.
data ignota.
venerdì 5 giugno 2009
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